Index librorum prohibitorum - Indice dei libri proibiti

Il divieto della lettura di certi libri ritenuti pericolosi per la fede

è una pratica antica nella Chiesa; già nel 325 il Concilio di Nicea proibivaa il libro Thalia di Ario, mentre il Concilio di Cipro del 401 bandiva le opere di Origene, e Leone Magno, nel 443, bruciava a Roma i testi manichei.


Un primo elenco di libri proibiti, accanto ad un altro di opere raccomandate, data addirittura dai tempi di Gelasio I, nel v secolo.

Solo con l’introduzione della stampa, tuttavia, la necessità di introdurre strumenti di censura preventiva sulla circolazione dei libri divenne pressante.


Cosi, nel 1515, al Concilio Lateranense, Leone X sanciva l'indispensabilità di un’approvazione ecclesiastica (il cosiddetto ‘imprimatur’, ben presto adottato anche dalle autorità secolari come l'imperatore Carlo V) da parte del Maestro di Sacro Palazzo o dall'inquisitore locale per la stampa di un testo.


L'insufficienza della misura a frenare la circolazione di libri eretici condusse alla compilazione di una vera e propria lista di libri condannati, divisa in tre classi:


1) i libri proibiti in quanto redatti da autori eretici o sospetti di eresia. Tale elenco comprendeva dunque una lista di autori le cui opere di religione, edite o inedite, non potevano che essere interdette alla lettura dei cristiani e colpite da doppia scomunica;


2) i libri di autori cristiani la cui dottrina era però ritenuta pericolosa. Tale elenco comprendeva una lista di opere, giacché la condanna coinvolgeva i singoli testi, e non l'autore in toto;


3) i libri anonimi, proibiti a causa della loro malvagia dottrina e compresi in una lista a parte.


L'uscita dell'Index nel 1559 suscitò grossi malumori negli ambienti intellettuali, a causa della durezza dei criteri compilativi: nelle liste di prima classe erano stati compresi autori come Boccaccio ed Erasmo.


Ciò condusse a una revisione dell'Index, compiuta da Pio IV, autore della costituzione Dominici gregis, l'Index di Pio IV, apparso a Roma nel 1564, premetteva dieci regole per la compilazione delle liste e l'identificazione dei libri proibiti e passava, con criteri un po' più liberali.


La costruzione dell'apparato censorio ecclesiastico fu completata con la fondazione della compagnia della Congregazione dell'Indice da parte di Pio V, nel 1571.

L'esigenza di un aggiornamento continuo delle liste portò a nuove edizioni ufficiali dell'Index nel 1590, nel 1593, nel 1596, nel 1662, e ad alcune edizioni non ufficiali, come quella di Parma del 1580 e quella lionese del 1610.


L’Index cambiò forma sotto Alessandro VII, che abolì la distinzione in tre classi con la costituzione Speculatores domus Israel, che istituiva un unico ordine alfabetico dove le opere anticamente appartenenti alla prima classe venivano identificate da un apposito segno; e che, nell'edizione del 1665, aggiunse alcune osservazioni di Clemente VIII alle dieci regole di Pio IV;

l'edizione del 1758 seguì le norme dettate da Benedetto XIV con un'apposita costituzione del 1753.


Tra il 1819 e il 1900, l’Index apparve altre sette volte in veste ufficiale (più l'edizione non ufficiale di Monreale del 1852).


Ancora nel 1938 figurano proibiti, di Balzac e Stendhal “omnes fabulae amatoriae”, e, di Hugo, “Notre Dame de Paris” e “Les Misérables”.


La ventesima edizione dell'Index (1948) fu l'ultima; da allora, l’Indice è relegato al ruolo di strumento storico.


La Biblioteca Angelica dei padri agostiniani, addetti alla Congregazione dell'Indice, conserva i libri che vi confluivano per l'esame.


Molti recano le tracce dell'intervento censorio. R. De Maio cita fra gli altri l'Opera Omnia dell'Agrippa (Lugduni, Beringi fratres, 1531): «Oltre alle cancellature di alcuni titoli nell'Index, oltre all'avviso probibetur, ripetuto in un mescitato provebito, oltre alle cancellature con inchiostro pesantemente erosivo, vi hanno strappato 175 pagine. Non so se fosse maggiore l'ira degli inquisitori spagnoli che bucarono gli occhi e cancellarono la bocca e il volto di Erasmo nel ritratto della Cosmographia di Sebastian Münster (Basilea 1550) nell'esemplare della Biblioteca Nazionale di Madrid».


Fonti

R.P. Lucii Ferraris, Prompta bibliotheca canonica, iurdica, moralis, teologica necnon ascetica, polemica rubricistica, historica, Ix tt., apud Gasparem Storti, Bononiae sed prostant Venetiis 1773, m, pp. 325b-333b; IX, Pp. 133b-200b; L. Petit, L'Index, son histoire, ses lois, sa Jorce obligatoire, Paris 1886; L. Firpo, Filosofia italiana e controriforma, "Rivista di filosofia", 41, 1950; H. Reusch, Die Indices librorum proibitorum des sechzehnten Jahrhunderts, Nieuwkoop 1970; Index des livres interdits, a cura di J. M. de Bujanda, i voll., Sherbrooke-Genève 1985-1995.